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CONTROCORRENTE “Così ti amiamo noi francesi”. Come cambia un giudizio

Per la nona volta al festival, il regista incassa giudizi calorosi sul nuovo film in concorso, 'Il sol dell'avvenire'

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AUTORE:
Redazione
PUBBLICATO IL:
27 Maggio 2023
Attualità //

Dopo l’accoglienza trionfale e i tredici minuti di applausi per «Rapito», ieri è sceso in campo un altro pezzo da novanta del cinema italiano, il più atteso dai francesi che lo adorano: Nanni Moretti.

IL SUCCESSO

E mentre per Marco Bellocchio arrivano le critiche assai positive della stampa internazionale (The Guardian: «Questo film è già un classico»; Variety: «Si fa caldamente raccomandare»; La Croix: «Un dramma storico lirico e possente»), il regista de «Il sol dell’avvenire» si gode l’ottava partecipazione a Cannes della sua carriera: «Sono venuto la prima volta al festival nel 1978 con “Ecce bombo”, non c’era il tappeto rosso e i film si vedevano di pomeriggio nel vecchio palazzo al centro della Croisette. Ricordo che avevo una giacca gialla a quadretti comprata di seconda mano ed ero totalmente inconsapevole dell’importanza dell’evento.

Quell’anno vinse Olmi con “L’albero degli zoccoli”». Con «Caro diario» arrivò il primo premio, per la migliore regia: «Clint Eastwood era presidente della giuria, mi colpì che molti anni dopo ancora si ricordasse della mia Vespetta». Nel 2001 vinse la Palma d’oro con «La stanza del figlio», battendo il blasonato David Lynch. E poi tante altre occasioni di incontro e di confronto con registi e artisti di tutto il mondo. «Anch’io sono stato in giuria a Cannes, due volte. Nel 1997 con Isabelle Adjani e Tim Burton, simpaticissimo e sempre sorridente, tranne la mattina in cui ci chiusero in una villa guardata a vista dalla polizia per decidere il palmares. Disse di aver fatto sogni terribili».

Quindici anni dopo, quando toccò a lui fare il presidente, assegnò il massimo premio al potente «Amour» di Haneke: «Essere in giuria mi è sempre piaciuto molto, ci si diverte, è bello».

 

Ph: ANSA

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