Un’annosa questione: la contesa territoriale tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo (IV)

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Ma riprendiamo il filo dell’esposizione, tornando alla divisione dei demani.
Il giorno successivo all’ordinanza su Casiglia, vale a dire l’8 giugno, ebbe luogo a Monte Sant’Angelo l’incontro decisivo tra le parti, che rappresenta una tappa importante nella definizione delle quote. Infatti, nel Verbale che lo accompagnava si legge che «esso Sig. Intendente, … dopo aver fatto leggere e sentire da parola a parola il progetto di ordinanza, ha voluto presentare un piano per la divisione, per sentire le parti interessate sul medesimo e per non dar luogo successivamente a reclami nella pubblicazione della sua ordinanza».
Per Monte Sant’Angelo c’erano i due politici sopra citati, per Manfredonia il «deputato alle liti», Domenico Fiore, al momento giudice di Pace del circondario di Manfredonia.
Nessuno sollevò obiezioni, «avendolo [il piano] trovato regolare, e il solo che compensa i dritti di esse parti e le dia tutto il comodo della località senza che l’uno abbia che fare con l’altro». Gli articoli che interessavano i due Comuni erano il secondo e il terzo:
– Accantonamento di Montesantangelo di due terze parti sul solo saldo e boscoso.
– Parteggio di questo con Manfredonia per due settimi sulla sola metà dell’intero.
Il restante terzo fu assegnato, come già detto, al Regio Demanio, dal quale furono detratti i due noni assegnati ai locati del Tavoliere. Dovendosi assegnare le quote in base al loro valore in denaro, fu necessario procedere alla stima delle singole contrade dell’ex feudo.
La valutazione complessiva risultò di 261.798,80 ducati. Seguendo lo schema sopra riprodotto, la suddetta somma fu ripartita in tre parti uguali, una delle quali spettò al Regio Demanio e due altre furono assegnate al Comune di Monte Sant’Angelo, sulle quali si dette al Comune di Manfredonia la sua tangente. Nel dettaglio, la terza parte toccata al Demanio fu di 87.266,26 ducati, comprensiva della quota del Tavoliere, le due parti di Monte Sant’Angelo di 174.532,52 ducati, a cui andava sottratta la quota di Manfredonia, calcolata in 37.399,71 ducati.
Alla fine l’accantonamento di Monte Sant’Angelo risultò di 410,05 carra (v. 8.205) ed occupava la parte centrale del territorio ex feudale, costituita dalle contrade Quarto, Spigno, Umbricchio, Marguara e Lama di Milo. A Manfredonia toccarono 61,09 carra (v. 1.229): Cozzolete (c. 26); Montagna (c. 22); Cavolecchia, detta anche «Bosco», (c. 13,09).
Come si può notare, è la prima volta che compare Cavolecchia, che fu una scelta obbligata, dettata dall’impossibilità di reperire aree più vicine all’abitato. Infatti, delle contrade limitrofe, Cozzolete e Mezzanella, la prima era in parte del Regio Demanio e in parte di privati cittadini, quindi indisponibile per l’assegnazione, l’altra era già di Manfredonia. Se si considera che le restanti aree relativamente più appetibili per la vicinanza all’abitato erano state date al Tavoliere, non restava altra soluzione che quella escogitata da Zurlo. Solo un osservatore ignaro dei fatti può, oggi, meravigliarsi della scelta del bosco Cavolecchia, che, dopo tutto, era una delle contrade con la rendita più alta, per la presenza di alberi «fruttiferi» (leggi: ghianda).
Nonostante l’accordo dell’8 giugno, dopo poche settimane c’era già sul tavolo del commissario Zurlo «il ricorso del sindaco di Manfredonia contro le operazioni relative alla suddetta esecuzione» (informativa del ministro dell’Interno del 24 luglio).
L’ordinanza di esecuzione, che porta la data del 6 novembre 1813, confermerà in toto tutto quanto stabilito in precedenza.
Poco, molto? Difficile dirlo. Una cosa, però, è certa: il percorso seguito dal commissario ripartitore è stato lineare in sommo grado, non fosse altro perché mirava ad arrivare a una divisione consensuale, non calata dall’alto. La verità è che Manfredonia accettò quella ripartizione con riserva mentale, ritenendo la quota di sua spettanza inadeguata alla portata degli usi civici che in passato aveva esercitato sul territorio di Monte Sant’Angelo. Non c’è da meravigliarsi più di tanto delle rivendicazioni di Manfredonia. Si litiga anche in famiglia quando si arriva alla divisione dei beni ereditari. Si litigò anche sulla divisione del territorio tra Monte Sant’Angelo e Mattinata, quando nel 1955 questa ottenne l’autonomia comunale. Detto ciò, la polemica che ne è seguita circa la piana di Macchia, come tra breve si vedrà, è chiaramente incomprensibile. Infatti, una volta accettata la soluzione messa sul piatto dallo Zurlo, Manfredonia non aveva niente da recriminare. Anche perché le ordinanze, sia che si tenga conto del contenuto sia che se ne valuti la dicitura testuale, verba vel mens, non si prestavano ad equivoci di sorta: il confine tra i due paesi in quella precisa zona passava per il torrente Pulsano e per la valle Mollina. Niente da recriminare neanche sugli accantonamenti, che si trovavano puntualmente tutti nella famosa «linea tracciata da’ Tavolarj Porpora e Pollio», che, come si vede dalla Pianta appena mostrata, arrivava fino alla Valle dell’Inferno.
Il Comune di Manfredonia cercherà in tutti i modi di mantenere in essere la disputa sulla piana, sia con ricorsi al Consiglio d’Intendenza sia, negli anni unitari, con richieste all’Ufficio tecnico catastale di Foggia. Ma bisogna riconoscere che essa farà sempre più fatica a ripresentarsi.
Il primo ricorso dell’epoca post-divisione fu deciso già nella seduta del Decurionato del 20 aprile 1814, in cui questo fece presente che la città «è stata gravata di spoglio di quei diritti, che ha sulla Casiglia in forza del Diploma di Carlo V dell’anno 1536, e del giudicato della Regia Camera della Sommaria del 1601, convalidato dalla sentenza della Commissione Feudale de li 10 febbraio 1810». Ad esso seguì, nel 1817, un esposto del sindaco indirizzato allo stesso Consiglio, del tenore seguente: «Infatti si volle assegnare a questo Comune un accantonamento di terreni collettivi, cioè in Montagna, in Bosco e in Cozzoleta, il contingente non fu quello che spettava a Manfredonia, perché gli fu dato pressoché la metà di meno… Invano [il Comune di Monte Sant’Angelo] cerca di farsi largo con una vantata ordinanza che dice d’aver ottenuta dal Commissario Ripartitore, con cui si vuole che siano state chiarite le confinazioni. La confusione delle confinazioni non può avvenire perché troppo note, e dalla natura stessa definite». Qui, oltre alla piana di Macchia, si tira in ballo anche la consistenza dell’accantonamento, rimettendo tutto in discussione. Non si conosce quale sia stato l’esito dei due reclami, perché nessuno se n’è più occupato, né allora né dopo. Con molta probabilità, la cosa fu lasciata cadere dal Consiglio d’Intendenza.
Negli anni a venire la questione perderà la sua asprezza, con il Comune di Monte Sant’Angelo che continuerà a mantenere il suo dominio sulla piana di Macchia controversa, come può essere attestato anche dalla Pianta della difesa Casiglia, redatta, per conto dell’Intendenza di Capitanata, dall’ispettore forestale Lorenzo Avellino il 23 giugno 1839, nella quale i territori di appartenenza dei due Comuni sono chiaramente delimitati dal «Vallone di Pulsano». Ma si tratterà di un dominio dimezzato, e non per le pretese del Comune di Manfredonia o dei manfredoniani – questi agivano di concerto con esso – ma per le insidie di un altro contendente, che spadroneggiava in quella stessa zona: il Capitolo della Basilica di San Michele. Ed è questo il motivo per il quale all’epoca di Zurlo quella zona non faceva gola a Manfredonia, ma, forse, neanche a Monte Sant’Angelo.
L’autore
Michele Tranasi è autore di importanti ricerche sulla proprietà terriera di questi ultimi due secoli. Particolare rilievo hanno nella storiografia contemporanea i suoi lavori sul demanio e sul colonato di Monte Sant’Angelo, in provincia di Capitanata, e le ampie indagini su vari aspetti della storia di quel paese e della zona.
Saggista e polemista, collabora a diversi giornali e riviste: l’Avvenire, La Gazzetta del Mezzogiorno, l’Attacco, il Gargano Nuovo, ecc.
E’ iscritto al n. 32 dell’Elenco degli istruttori demaniali della Regione Puglia.
È socio della Sociètà di Storia Patria per la Puglia.
Pubblicazioni
1) Dalla Proprietà Comune alla Proprietà Privata – Monte Sant’Angelo 1806-1860, Leone Editrice – Foggia, 1994.
2) La Nascita della Proprietà Privata – Monte Sant’Angelo 1861-2001, Leone Editrice – Foggia, 2002.
3) La Comune di Parigi e la Scuola, Libo Grafica – Mattinata, 2012.
4) Lettura di Uomo e Superuomo, Libo Grafica – Mattinata, 2012.
5) Monte Sant’Angelo negli ultimi due secoli, Bastogi Libri – Roma, 2013.
6) Dal cardinale Fabrizio Ruffo a Francesco Paolo Troiano, Ed. Giuseppe Laterza – Bari 2016.

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