Giovanni Caratù "Ase. GAME OVER. La partita è finita"

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Manfredonia, 01 maggio 2018. ”Chi come noi, dalla nomina ad Au di Dicembrino (2010) alle dimissioni odierne di La Torre (2018), da sempre ha sostenuto che quella azienda (A.S.E.) non poteva reggere alle sfide del mercato e dell’innovazione e come tale andava ristrutturata dalle fondamenta con una governance fuori dalla politica e con una nuova visione strategica della sua missione. Quella di una multiutilities specializzata nei servizi e come tale organizzata. Con un manager che doveva concentrare le funzioni di amministratore unico e Direttore Generale. Valutato e pagato su obiettivi ben individuati qualità del servizio reso ed economicità dello stesso.
Purtroppo dall’amministrazione comunale l’A.s.e. è sempre stata considerata ed utilizzata come uno strumento che serviva a togliere e gestire in modo privatistico (opaco) le rogne dell’amministrazione. A.s.e. da sempre considerato un serbatoio di voti e di potere e spesso con propri rappresentanti eletti ed assessori.
All A.s.e. gli è stato affidato di tutto: dal mercato ittico al verde pubblico, dal punto Enel al maldestro tentativo di gestire il gas dimenticando che A.s.e. Doveva solo raccogliere e smaltire L immondizia. invece si sono arruolati fior di professori, con progetti faraonici, chiesti fondi per altrettanto faraonici progetti di mega impianti di compostaggio. È in questi 8 anni i cittadini hanno pagato tantissimo, ripianato debiti, subire aumenti insensati della tari, ricevendo in cambio servizi scadentissimi.
Un unica analisi e domanda è da farsi.
Da chi viene gestita l‘A.s.e?
Semplice!
Dall’assemblea dei soci (Proprietà ) e dall’A.u. nominato dalla proprietà.
Di A.u ne sono cambiati tanti, l’unico punto immobile è il rappresentante della proprietà nella figura di Angelo Riccardi. Mi pare che le responsabilità vadano ricercate nella figura che rappresenta la proprietà, anche per il solo fatto di avere scelto le persone sbagliate.
Ormai la partita è finita, possiamo fare come Livorno ( lasciare fallire A.s.e.) oppure considerarla come un’opportunità per la città.
Soluzione ancora praticabile e da preferire In fondo l’Aa.s.e. Ha dalle parte sua delle ottime e redditizie commesse, allora bisogna allearsi con chi questo mestiere lo sa fare davvero, privati, pubblic utilities dall’Amiu Puglia, fino ai colossi romagnoli o Lombardi facendo un concambio di azioni. Così avremo gente con competenze e professionalità tali da poter avere un partner industriale e finanziario serio grande ed affidabile. Certo bisogna rinunciare anzitempo ad un piccolo potere, che certamente sarà spazzato via alle prossime elezioni. Caro Angelo è l’unica strada percorribile! Un consiglio franco e sereno da un cittadino e da un gruppo politico che davvero vuole bene alla città.

Il tempo delle tattiche è finito
”.
Lo dice in una nota il presidente di Manfredonia che funziona, Giovanni Caratù.
Redazione StatoQuotidiano.it

14 Commenti

  1. Non si va da nessuna parte se l’ASE viene gestita con la mentalità ottocentesca del ” padrone delle ferriere ”
    Quando è troppo è troppo !

  2. Si però quando scrivi ASE con i punti poi correggi la maiuscola. Un consiglio da chi ama l’impaginazione

  3. Concordo….. Vedo una similitudine con l’Autorità Portuale, che era gestita….. politicamente con i risultati che erano sotto gli occhi di tutti…. Non è detto che gli avvocati sono la panacea di tutto…., anche in quell’attivita’ ci sono gli specialisti…., che non compilano con la sola politica….anzi….

  4. Propongo da semplice cittadino la Presidenza ASE di Giovanni Caratu’.
    Anche non condividendo da tempo le sue strategie e I suoi discorsi resta il fatto che la ritengo una persona per bene e competente.
    Magari lui ha la strategia giusta per risolvere I problemi dell’ase.
    Spero che il sindaco raccolga il mio appello e ci pensi su.

  5. Tanto ci soni i fessi che ogni anno pagano la TARI, nonostante aumenta, senza avere i giusti servizi in cambio…. VERGOGNA…

  6. Finché la Proprietà pensa di mettere a capo della ASE un attirafulmini cui addebitare tutte le inadempienze della gestione, il balletto degli Amministratori continuerà all’infinito.
    L’ASE è una azienda ingestibile finché ci saranno al suo interno gente anonima che lavora e produce e molta più gente figlia di, amica di, guardaspalle di, parente di, che non lavora e viene pagata di più

  7. Egregio Caratu’, lei ha definito benissimo l’utilità dell’ASE, ossia portare voti a certi politicanti. Ora sono condannabili anche i. vari AU della società avendo accettato ulteriori affidamenti di servizi non consoni alla tipologia della stessa. Invece di dimettersi dopo dovevano rifiutare prima, ben sapendo delle difficoltà che avrebbero incontrato. Lei, come Manfredonia che funziona, da un consiglio al sindaco. Io voglio dare uno a lei. Partendo dal presupposto che una delle componenti della TARI e’ lo spazzamento stradale che non avviene in tantissime strade del paese e per settimane intere, perché non organizza una petizione popolare per la riduzione della stessa? Questo è previsto dalla vigente legislazione. Se il comune non provvede il cittadino contribuente ha il diritto di non pagare. Ringrazio per un riscontro e saluto.

  8. Sono d’accordo con Caratu’ , ottima analisi quello di affidare l’Ase a gente preparata nel settore,a privati che non siano del luogo per interrompere questa decennale startegia fallimentare legata alla politica locale che ha assunto gente solo per i voti.
    Affidiamo il tutto a privati che mettano in utile un azienda che prende fior di quattrini(TARI) offrendo un servizio scarso e in deficit .
    Paghiamo la Tari e pretendiamo i giusti servizi e pulizia della bella Manfredonia.

  9. Egregio Antonello..Caratù sicuramrnte ha la sua competenza…purtroppo è chi amministra che ha ampiamente dimostrato di non averne…tanto è vero che a rispondere ai quesiti sulle interpellanze dei nostri consiglieri, devono farlo le segretarie… E ho detto tutto.

  10. L’Ase, com’è noto, è una società “in house”. Ma sono molti coloro che confondono questo modello societario con le società a “controllo pubblico” e le società “a partecipazione pubblica”.
    Le società si definiscono a controllo pubblico quando le pubbliche amministrazioni esercitano i poteri ex art. 2359 c.c. ovvero allorquando, per statuto o per legge, è richiesto il consenso della parte o delle parti pubbliche controllanti per l’approvazione delle decisioni gestionali strategiche relative all’attività sociale.
    Nelle società a partecipazione pubblica, pur essendovi una partecipazione diretta o indiretta delle pubbliche amministrazioni al capitale sociale, non è richiesto che tale partecipazione assurga a potere di controllo.
    Per potersi configurare il modello di società in house, invece, sono necessarie tre condizioni:
    1. il controllo analogo esercitato da uno o più amministrazioni;
    2. le partecipazioni di privati al capitale sociale entro limiti restretti previsti dalla legge;
    3. un’attività prevalentemente destinata all’ente o gli enti controllanti.
    Nel modello in house, quindi, ci si trova davanti ad una società formalmente privata ma sostanzialmente pubblica. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale che permette di distinguere le società in house da quelle solo controllate e/o partecipate da enti pubblici.
    Le prime si fondano sul controllo analogo (dove il termine analogo è da intendersi come identico a quel peculiare potere di controllo che l’ente pubblico esercita sui propri uffici), diverso dal controllo ex art. 2359 c.c., sia per intensità, essendo più invadente il controllo analogo, sia per le modalità d’esercizio del controllo.
    La Corte di Cassazione – Sezioni Unite, con sentenza n.26283 del 25 novembre 2013, ha affermato che “Quanto infine al requisito del cosiddetto controllo analogo, quel che rileva è che l’ente pubblico partecipante abbia statutariamente il potere di dettare le linee strategiche e le scelte operative della società in house, i cui organi amministrativi vengono pertanto a trovarsi in posizione di vera e propria subordinazione gerarchica. L’espressione “controllo” non allude perciò, in questo caso, all’influenza dominante che il titolare della partecipazione maggioritaria (o totalitaria) è di regola in grado di esercitare sull’assemblea della società e, di riflesso, sulla scelta degli organi sociali; si tratta, invece, di un potere di comando direttamente esercitato sulla gestione dell’ente con modalità e con un’intensità non riconducibili ai diritti ed alle facoltà che normalmente spettano al socio (fosse pure un socio unico) in base alle regole dettate dal codice civile, e sino a punto che agli organi della società non resta affidata nessuna autonoma rilevante autonomia gestionale”.
    In altri termini, le eventuali disfunzioni gestionali della società in house partecipata dall’Ente sono direttamente riconducibili al livello politico!

  11. il cancro dell’ASE e il mercato ittico…
    tra un po’ ci accolliamo anche le tre FIAMMELLE e SANITASERVICE

  12. Detto sinteticamente dove c’è la politica e con essa la presenza di soggetti politici di un sittile spessore le cose non vanno bene. Contrariamente, Come avvenuto per i più importanti sito culturali: Uffizi, regia di Casetta, Scavi Pompei, ecc.. dove d’ stata messa gente competente le cose vanno bene ed anzi hanno migliorato la propria consistenza e diffusione della cultura…. Se non si è in grado di gestire politicamente si metta da parte l’EGO politico è si pensi al bene comune veramente e sempre.

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